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Salute

Corso Primo Soccorso

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Per cortesia condividete, in modo da rendere massima la dffusione, grazie da Croce Bianca Milano sez. Sant'Angelo Lodigiano

 

Lodigiano e "Bombe ecologiche" Da: "IL CITTADINO"

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Tra Lodigiano e Sudmilano
sono 18 le “bombe ecologiche”
Abitavano vicino a una “bomba” ma non lo sapevano. Alcuni lodigiani, quelli che vivono a pochi metri dalla Baerlocher, non sapevano nemmeno di avere un’azienda chimica fuori dalla porta di casa. Il guaio è sempre lo stesso in tutto lo Stivale: troppo spesso i cittadini che vivono vicino a queste fabbriche non sanno come proteggersi in caso di gravi incidenti.
Legambiente punta il dito contro le istituzioni, a loro spetta il compito di informare gli abitanti nel miglior modo possibile: per legge ci deve essere non solo un piano di emergenza interno all’azienda, ma anche un piano di emergenza esterno che coinvolga la popolazione. «L’azienda deve comunicare il piano alla prefettura - afferma Dario Tansini, presidente del circolo Lodiverde -, che a sua volta deve avvisare i comuni, poi si deve trovare il modo per mettere a conoscenza dei rischi tutti i residenti. Stiamo cercando di capire se la popolazione è davvero informata, ma da quello che abbiamo potuto constatare fino a questo momento la risposta è negativa. Per esempio, nel caso della Baerlocher, nella zona delle villette che si affacciano sulla tangenziale, qualcuno non sapeva nemmeno di avere un’azienda chimica a pochi metri di distanza, qualcun’altro non sapeva che sostanze fossero trattate all’interno, così la maggior parte delle persone è uscita per strada per vedere cosa fosse accaduto e si è avvicinata allo stabilimento».
L’associazione ambientalista è stata contattata da molti lodigiani, i quali hanno chiesto informazioni sulla nube nera che si è sprigionata dopo l’esplosione del reattore e sui comportamenti da tenere in questi casi. C’è anche chi ha voluto sapere se fosse il caso di lasciare la città per qualche giorno.
«La nube nera non fa presagire nulla di buono - commenta Tansini -, servono al più presto le analisi sulla composizione chimica, per capire, a seconda dei materiali individuati, le possibili ricadute sulla salute, sulle colture, sugli animali e sulla vegetazione, ma anche le eventuali contaminazioni. La nube è sicuramente tossica, l’unico vapore che non è tossico è il vapore acqueo, una fumata di quel colore se la respiri non fa di certo bene, il punto è capirne la dispersione e la ricaduta, le possibilità possono essere diverse». Legambiente chiede a gran voce che i cittadini siano correttamente informati: «L’Italia purtroppo è inadempiente - conclude Tansini -, i piani di emergenza esterna non sono attuati, manca il coinvolgimento diretto della popolazione. Se dovessero succedere episodi più gravi, i cittadini non sarebbero informati». Il nostro è un territorio “tappezzato” da aziende chimiche, la Baerlocher è solamente una di queste. Il Lodigiano, infatti, ne conta dieci, tutte catalogate come “attività a rischio di incidente rilevante”. L’incidente rilevante, naturalmente, prevede l’esplosione o la perdita di materiale tossico che può avere conseguenze sulla salute dei cittadini. Alcune sono “bollate” come imprese con un rischio elevato, Baerlocher, Sovegas e Sasol ne sono un esempio, fanno riferimento all’articolo 8 della legge 334/99 perché la quantità di sostanze è superiore rispetto ai parametri fissati; altri stabilimenti hanno un rischio inferiore (articolo 6), in questo gruppo si trovano Euticals, Viscolube e Mariani Petroli Srl. Per quanto riguarda il Sudmilano, invece, le attività più temute sono 8: 5 con una pericolosità media e 3 con una pericolosità elevata. Gli articoli 6 e 8, inoltre, predispongono diverse misure di sicurezza.
In tutta la Lombardia, invece, il numero ammonta a 287, 147 fanno parte della categoria che desta un elevato livello di allarme. Le informazioni arrivano da Legambiente e fanno riferimento ai dati di regione Lombardia, aggiornati al 2008.

Greta Boni

 

ECOWATT si manifesta

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Per "par condicio", segnaliamo la lettera della ECOWATT e relativa risposta del giornalista de "il Cittadino" all'articolo apparso lo scorso 7 novembre e da noi segnalato.

Ci scusino i signori della ECOWATT se noi ed i nostri figli che quell'aria la respiriamo, siamo preoccupati e vigiliamo sulle loro manovre.

Siano altresì sicuri che alla prima "puzza" strana sarà nostra cura attaccarci al telefono e procurare loro il maggior disturbo possibile in caso di trasgressione delle norme. A tale proposito ricordo a tutti i dati dell'ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione dell' Ambiente) di Lodi:
Via S. Francesco, 13 - 26900 LODI
tel.: 0371.54251 - fax: 0371.542542
e-mail: lodi@arpalombardia.it

 

INFLUENZA A PIÙ INFORMAZIONE E MENO CONFUSIONE

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L'influenza A da questa settimana è una realtà con cui si sono trovati a fare i conti molti lombardi. Tra confusione e paura, tutti hanno cominciato a muoversi alla ricerca di informazioni chiare.
E difficilmente le hanno trovate.
Il sistema sanitario regionale, preso d'assalto da richieste e da code, ha mostrato alcune falle cui è opportuno mettere subito mano per evitare situazioni di disagio ai cittadini.
Primo: garantire l'accesso al vaccino alle categorie a rischio in tempi utili, dato che le dosi ci sono e il problema pare essere piuttosto una razionalizzazione della distribuzione.
Per rispondere alle sollecitazioni e alle richieste continue di questi giorni in cui il numero dei contagi è raddoppiato rispetto alla settimana scorsa, i consiglieri del Pd hanno presentato un'interrogazione urgente con risposta immediata che sarà presentata in Aula martedì prossimo.
"Abbiamo chiesto all'Assessore - ha spiegato Ardemia Oriani - di fare luce sulle criticità e assicurarci che in Regione Lombardia sia garantito, a tutte le categorie che ne hanno diritto, l'accesso al vaccino in tempi utili".
Considerato che la Lombardia è la seconda regione più colpita d'Italia dall'influenza A, con un totale di 2905 casi nell'ultima settimana (passando dai 6 casi su mille assistiti della scorsa settimana ai 13 casi di oggi) e che, ad oggi, sono stati effettuati solo 20mila vaccini, si sta generando una situazione di grande confusione che non permette a chi ne ha diritto (i pazienti con patologie croniche, le donne in gravidanza, i nati prematuri e poi i bambini) di ricevere una puntuale informazione e tanto meno di accedere al vaccino senza fare lunghe ed estenuanti code fuori dagli ambulatori. I 15 numeri telefonici diffusi per informazioni e prenotazioni hanno una disponibilità oraria generalmente ridotta (in media 5 ore al giorno) e di conseguenza risultano perennemente occupati, rendendo difficile il contatto.
"I punti deboli del piano d'intervento messo in atto nella nostra Regione - ha puntualizzato Oriani - sono un canale informativo non efficiente e diseguale sul territorio e la difficoltà dell'utenza a rischio ad accedere ai servizi. E' necessario estendere la fascia oraria dei call center preposti a dare informazioni e garantire in tutti i punti appositi una risposta adeguata all'effettivo bisogno dell'utenza"
 

FARMACI AD ALTO COSTO: LA REGIONE COSTRETTA AD ADEGUARSI

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Le contestazioni della Guardia di Finanza in merito ai compensi versati alle farmacie per la distribuzione di medicine ad alto costo costringe la Giunta regionale a correggere sensibilmente le percentuali di retribuzione.
In base all'accordo stipulato nel 2007, le farmacie sono entrate nel sistema di erogazione per conto delle ASL delle medicine per la cura delle malattie gravi e croniche (anemie, artrite reumatoide, diabete, epatite cronica, tumori, Alzheimer …). Un accordo, questo, che prevedeva una percentuale di incasso sul prezzo del farmaco più alto di quanto corrisposto in altre regioni per lo stesso servizio.
Da qui il richiamo della Guardia di Finanza per spreco di soldi pubblici.
A Sara Valmaggi il compito di evidenziare l'anomalia lombarda: "Si trattava di una situazione non giustificabile e pertanto la Regione si è dovuta adeguare con una sensibile riduzione della remunerazione. Se dopo due anni si decide di diminuire tale compenso significa che si sarebbe potuto risparmiare già prima, impegnando quei soldi in altri e altrettanto importanti interventi di carattere socio-sanitario".
 
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